Antica stampa romagnola a ruggine

La Storia

La stampa romagnola a ruggine è un antico mestiere tramandato oralmente dagli artigiani stampatori, gelosi custodi delle tecniche per l’ottenimento dei particolarissimi colori, e degli stampi di legno utilizzati per fissarli sulle stoffe. La tradizione orale con cui tale arte è stata tramandata fa sì che i documenti archivistici più antichi che ne fanno menzione risalgano solo ai primi decenni dell’Ottocento, per ciò che concerne quelli più generici, e alla fine dell’Ottocento, in merito ai trattati sulle matrici xilografiche (stampi). L’antico mestiere, e la tradizione contadina di abbellire i bovini portati alle fiere con l’utilizzo di stoffe e drappi stampati a ruggine, vennero descritte da Aldo Spallicci nei primi del Novecento. È probabile che la stampa su tela rappresentasse una produzione secondaria ed accessoria delle tintorie. Tradizionalmente negli stampi si riscontrano motivi di ispirazione romana e bizantina, medioevale, malatestiana e e del principato di Carpegna, nel Montefeltro, così come motivi tratti da fregi architettonici e mosaici, da maioliche e da ricami e merletti cinque-seicenteschi.

Montescudo è tra le terre di origine della stampa romagnola a ruggine in quanto paese di residenza dell’antica famiglia di stampatori dei Casadei Menghi, che possedeva una stamperia e una tintoria all’interno del borgo storico. Da Montescudo tale particolare forma di artigianato artistico si è irradiata in altre parti della Romagna. Discendenti della famiglia Casadei Menghi emigrarono, ad esempio, a Gambettola e a Bellaria-Igea Marina, dove aprirono analoghe botteghe. Ancora oggi a Bellaria esiste la stamperia Casadei, discendente dei Casadei Menghi di Montescudo.

Le antiche lavorazioni: il particolare procedimento per l’ottenimento dei colori e la tecnica di stampa delle tele.

Parte fondamentale del lavoro degli stampatori è il procedimento per ottenere le loro particolari colorazioni. A Montescudo quelle più in uso pare fossero il nero di seppia, di cui si è persa la tecnica di produzione, il celeste del guado ed il verde “marcio” del rame. Il “guado”, un’erba tintoria naturale, veniva trattato con delle macine simili a quelle olearie, ma più piccole e zigrinate lungo il perimetro, per ridurlo in poltiglia. Gli “ingredienti” per ottenere i colori erano, tra gli altri, farina, aceto e ferro ossidato, elementi di una lavorazione antica, custodita gelosamente. Una volta ottenuto il colore, si procedeva alla stampa delle tele: il colore veniva fissato con risciacqui del tessuto, effettuati utilizzando urina animale, spesso bovina. La lavorazione era caratterizzata da odore nauseabondo, che però garantiva l’ottenimento di bellissime colorazioni. La stampa veniva generalmente effettuata su tela di canapa, coltivata da ogni famiglia contadina. Una volta matura, la canapa veniva “battuta” con lunghi bastoni e trasformata in fibra, che le donne filavano e tessevano in casa con telai artigianali in legno. Dopo la tessitura le tele venivano conservate arrotolate in pezzi da 8 metri circa, comunemente detti “torselli”, che servivano per lenzuola, coperte, tovaglie, tende e altra biancheria per la casa. La stamperia Casadei Menghi era dotata di un “mangano” per “follare” (rendere lisce) le tele grezze e nodose prima della stampa, e di un numero elevato di stampi in legno. Purtroppo, quasi tutti vennero bruciati come legna da ardere durante la Seconda guerra mondiale, e solo tre sono giunti sino a noi. I colori venivano impressi sulle tele con l’ausilio di tali stampi, che erano incisi a mano su legno di pero, un legno morbido e non nodoso, che dava garanzia di facilità di lavorazione. Il lavoro dello stampatore si contraddistingueva, in una bottega piena di stampi, per i colpi sordi di un mazzuolo, “ranni” antichi di sapone, cenere e acqua calda, ed un pezzo di tela sul bancone pronto per essere “ornato”, con l’estro e la maestria che solo l’amore per l’arte del pezzo unico può guidare.

Museo etnografico diffuso

La succursale di Monte Colombo. Nel 2022 è stata inaugurata la succursale del museo etnografico comunale dedicata all’antico mestiere degli stampatori a ruggine romagnoli. Nella torre di guardia del castello di Monte Colombo, in Vicolo Malatesta n. 2, si trova una mostra di tele stampate nelle varie colorazioni tradizionali, tra cui il rarissimo verde marcio del rame, un verde che, guardato in favore di luce, può apparire con una colorazione più simile al blu. È possibile anche assistere a dimostrazioni delle antiche lavorazioni di ottenimento dei colori e di stampa delle tele.